La distrofia muscolare di Duchenne e Becker è una patologia genetica rara causata dall’alterazione di un gene localizzato sul cromosoma X che contiene le informazioni per la produzione di una proteina presente principalmente nei muscoli: la distrofina. Ad esserne affetti sono prevalentemente i maschi.
La distrofia muscolare di Duchenne (DMD) colpisce circa 1 bambino ogni 5000, è la forma più grave ed è caratterizzata dalla totale assenza della proteina distrofina.
La distrofia muscolare di Becker (BMD) è una forma più lieve. I pazienti affetti da BMD producono infatti una quantità variabile di distrofina che mantiene una parziale funzionalità.
L’assenza – o il malfunzionamento – della distrofina comporta un indebolimento progressivo di tutti i muscoli, inclusi cuore e muscoli respiratori, che perdono nel tempo la capacità di funzionare.
Entrambe le patologie hanno un andamento progressivo caratterizzato da diverse fasi, la cui durata non è sempre completamente prevedibile, soprattutto nella distrofia muscolare di Becker, dove i sintomi possono variare da forme molto lievi a forme che si avvicinano di più a una Duchenne.
Il percorso che conduce alla diagnosi è sempre difficile e delicato. È un percorso spesso molto lungo e con una serie di pesanti ricadute sulla vita dei pazienti e delle famiglie: ansia, incertezza e un grande dispendio di tempo e risorse per viaggi e visite.

I primi segni
Il deficit della forza è il sintomo comune nella distrofia muscolare di Duchenne e di Becker, dovuto alla degenerazione delle fibre muscolari e alla loro progressiva sostituzione con tessuto fibroso.
Spesso è la famiglia la prima a notare delle differenze nello sviluppo del bambino e a richiedere ulteriori approfondimenti.
Nei primi anni di vita, il bambino può manifestare i primi segni tipici della patologia, che possono anche essere molto lievi, come difficoltà a sollevare la testa e il collo, difficoltà a camminare, a correre o salire le scale.
Distrofia muscolare di Duchenne
I bambini con DMD inciampano e cadono frequentemente, hanno bisogno di aiuto per alzarsi da terra, oppure lo fanno appoggiando le mani sulle cosce, camminano sulle punte, con il petto in fuori e hanno i polpacci più pronunciati.
In caso di sospetto di DMD il primo test da fare è un esame del sangue per rilevare un eventuale livello elevato di creatinfosfochinasi (CPK o CK) e/o di transaminasi (AST e ALT), che può indicare un danno muscolare e una possibile malattia neuromuscolare.
I pazienti affetti da DMD, infatti, solitamente presentano alla diagnosi un valore di CPK fino a 100 volte superiore al valore normale, che poi tende a diminuire nel tempo, pur mantenendosi molto variabile da una misurazione all’altra e incrementando notevolmente in caso di sforzi muscolari intensi.
In caso di risultato positivo, saranno consigliati esami specifici per identificare l’alterazione a carico del gene. Il riscontro occasionale di CPK alterate nei primi anni di vita è spesso il primo campanello d’allarme che pone il sospetto della patologia. La certezza della diagnosi arriva effettuando un test genetico.
Distrofia muscolare di Becker
Il primo sospetto di distrofia muscolare di Becker può insorgere principalmente osservando e constatando un deficit di forza dei muscoli del bacino e femorali che rende difficili e faticose azioni come correre, salire le scale e alzarsi da terra o da una sedia. Solitamente la distrofia muscolare di Becker consente di acquisire nei primi anni di vita la capacità di svolgere queste azioni in modo del tutto normale, mentre le difficoltà motorie arrivano in età giovanile o adulta.
Come per la distrofia muscolare di Duchenne, anche nella Becker la diagnosi inizia spesso dal riscontro di creatinfosfochinasi (CPK o CK) elevata nel sangue. Dal momento che la BMD può rimanere a lungo asintomatica, è frequente che un aumento di CPK, anche rilevato casualmente, rappresenti il primo dato che fa nascere un sospetto di patologia neuromuscolare.
Davanti al sospetto clinico di BMD il medico programma gli accertamenti necessari a confermare o escludere la diagnosi e decide se avviare un’indagine genetica.
Il paziente al centro
Strategie terapeutiche
La distrofia muscolare di Duchenne e Becker (DMD e BMD) è una malattia rara causata da mutazioni che colpiscono il gene che fornisce le informazioni per produrre la proteina distrofina. L’assenza o il deficit di distrofina è alla base di una serie di complessi eventi molecolari e cellulari che si susseguono “a cascata” e che portano al danno e alla degenerazione del tessuto muscolare tipici della DMD e BMD. Le strategie terapeutiche in via di sviluppo sono state ideate per agire sui diversi bersagli specifici di questi eventi e possono essere suddivise in due ampi gruppi: approcci mirati a ripristinare la produzione della distrofina e quelli che intervengono sui difetti secondari.
Ripristino della distrofina
Si tratta di un gruppo di strategie terapeutiche innovative che mirano a riattivare la produzione della proteina distrofina. Alcuni approcci introducono nel muscolo una versione ridotta ma funzionante del gene della distrofina, altri invece agiscono su specifiche mutazioni alla base della patologia per modificare il modo in cui il gene viene “letto”, permettendo la produzione di una forma sia pur parziale della proteina.
Strategie di compensazione
Le strategie terapeutiche in questo ambito mirano a intervenire sui diversi difetti molecolari e cellulari che si susseguono nei muscoli quando la distrofina è assente o deficitaria. Gli ambiti di intervento principali in fase di sviluppo si focalizzano sui tre aspetti principali: la fragilità e la debolezza delle fibre muscolari dovuta all’assenza di distrofina; la rigenerazione muscolare alterata; l’infiammazione cronica che promuove la sostituzione del tessuto muscolare con quello connettivo e adiposo.
Il Percorso di un Farmaco
Dietro il semplice gesto di acquistare un farmaco si nasconde una lunga storia che inizia più di dieci anni prima, con i primi esperimenti in laboratorio su quello che potrebbe diventare un futuro medicinale. Dal laboratorio, il percorso prosegue nei centri clinici, dove hanno luogo le sperimentazioni o trial clinici sui pazienti.
Su circa 10.000 molecole testate in laboratorio, solo una riesce a dimostrare risultati di efficacia e sicurezza abbastanza solidi da permettere la richiesta di autorizzazione all’immissione in commercio. Questi risultati derivano dalle diverse fasi che compongono il complesso processo di sviluppo di un farmaco, ciascuna delle quali con obiettivi specifici.
È condotta in laboratorio e ha una durata media di 3-4 anni. In questa fase i ricercatori si avvalgono di cellule cresciute in laboratorio e/o di modelli animali per definire i meccanismi d’azione, la tossicità e gli effetti collaterali, il dosaggio o il protocollo di somministrazione del potenziale farmaco.
È la parte di percorso che si svolge nei centri clinici e che serve a valutare il farmaco sperimentale nei pazienti. La sperimentazione clinica è suddivisa in 4 fasi principali, finalizzate a dimostrare la tollerabilità, la sicurezza e l’efficacia di un nuovo farmaco (o terapia) e l’esistenza di un rapporto rischio-beneficio favorevole.
- si valutano la sicurezza e la tollerabilità del farmaco in soggetti volontari sani.
- durata di circa 1-2 anni
- se i risultati sono buoni e le agenzie regolatorie danno l’autorizzazione si passa alla fase 2
- si valuta la dose di efficacia, procedendo sempre su un numero ristretto di pazienti
- durata di circa 2-3 anni
- se i risultati sono buoni, e le agenzie regolatorie danno l’autorizzazione, si passa alla fase 3
- questa fase ha come scopo la verifica, su un numero più grande di pazienti, dei dati emersi in fase 2 per una più accurata determinazione della sicurezza ed efficacia terapeutica
- durata di circa 3-4 anni
- costituisce la fase più estesa e rigorosa di tutto il processo
- il trattamento è messo a confronto con placebo o altre terapie di riconosciuta efficacia
- Se tutte queste fasi vengono superate viene richiesta l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio (AIC) all’agenzia regolatoria deputata. In Europa l’organo che si occupa della valutazione dei risultati degli studi clinici e dell’autorizzazione per l’immissione in commercio è l’EMA (European Medicines Agency), negli Stati Uniti è la FDA (Food and Drug Administration) e in Italia è l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco).
Scopri il percorso regolatorio di approvazione di un farmaco.
- Include gli studi sperimentali e osservazionali post-marketing, ovvero post commercializzazione
- è in questa fase che avviene la farmacovigilanza con la segnalazione, anche da parte dei pazienti stessi che utilizzano la terapia, di reazioni avverse e impreviste
Scienza
L’Area Scienza gestisce tutte le attività legate al sostegno della ricerca e alla comunicazione scientifica con i pazienti, le famiglie e il mondo esterno.
